Di chi è il mondo post-quarantena?

Che le specie si evolvano, che si adattino, che sopravviva non il più intelligente, né il colto, né il ricco o il pazzo; che sopravviva l’adattabile, la giraffa sociale.

Dacché il mondo è finito e ha fatto finta di ricominciare a girare, è inutile negare che i corpi che hanno invaso le strade, erano poco più che zombie. Non anime come suggerisce l’etimologia, ma zombie alla walking dead.

Le sinapsi sono andate in mare aperto e hanno affrontato la tempesta contraddittoria tra pensieri e azioni.

Che succede, tu chi sei, come si gesticola, si vabbè una persona, voglio uscire, ho le visioni, ma c’è buio, birretta, oddio sono le otto, scappo.

STOP. PLAY. STOP. WTF?

Rigetto misto a voglia di affetto con soffritto di paranoia. Il libera tutti con l’amore segreto per il nascondiglio, la capanna, ora ci resto a casa.

È apparso comune approcciarsi al nuovo mondo anestetizzati, come se ci avessero svegliato il giorno prima da un coma indotto. Impara a socializzare, riguarda le persone negli occhi e dimentica, dimentica, era solo tutto un sogno.

Malati di Alzheimer, forse, col quadernetto per appuntarsi la vita al petto, senza passare dal via, bypassando le conversazioni più scomode, tornando a parlare del tempo e del vento, sorridendo.

A Luglio il sole è cambiato e da corpi trascinati ci siamo vestiti di amnesia al profumo di follia, stringendo la mano al caso che muove le fila mentre ci godiamo la vista del mare.

L’incantesimo post-lockdown sottintende che i mesi chiusi in casa fossero un sogno mentre ci svegliamo la notte a pensare se sia questo stesso il sogno. Via le profondità della solitudine, i mesi in silenzio, le videocalls col vino del nonno, i tamponi, le paure. Via, via tutto.

Luglio disegna, ad ogni modo, personalità senza precedenti, diverse e non per forza migliori, che si trascinano su giorni che non sanno più contare, con tanta voglia di correre quanta di restare immobili. Confusi ma mai più a fuoco, con l’unico desiderio di emozionarsi il più possibile.

Il tempo si sbriciola a suon di baci e strade statali, con i sorrisi appiccicati addosso come l’afa di luglio sulle cosce.

Corriamo veloci, prima che ci sbarrino le strade.

STOP. PLAY. STOP. DELETE. PLAY.

And repeat.

Che c’è tempo per ricordare.

Dal lavati le mani, lavati i pensieri a rotolati nella terra, corri sulla sabbia.

Peggio di un loop temporale, la lobotomizzazione post quarantena si palesa nella totale rimozione dei tre mesi passati a ricontarsi le dita della mano, sperando di non avere sempre ragione tra sé e ma, cercando un volto che stava fuori solo da quella porta.

Dimenticati, dimenticato, senza passato, senza futuro con un presente indeciso e bambino.

Il tempo ha cambiato faccia e strategia e a noi non serve più misurarlo e inscatolarlo sul calendario.

Il mondo ritrovato è diverso, perché noi siamo diversi. Confusi come questa dissertazione, come le mie parole che si incatenano l’una all’altra senza ragione, come la notte.

La realtà ha svisionato, plasmato psichedelica e prepotente lo spazio tra c’è e non c’è.

STOP. PLAY. STOP. DELETE. PLAY. DELETE.

Il motore è la paura, che essa stessa desiderio letto al contrario.

Chè forse in un mondo così pesante, è meglio essere non pensanti.

Che la leggerezza è forse l’arma più potente che ci è stata data.

Reiwa

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