Agosto – San Lorenzo

– Hey, tu chi sei?

  • Il risultato delle combinazioni. Un caso, niente di speciale.

– Come fa il caso a non essere speciale?

  • Perché è casuale. Matematica, statistica, intrecci. Io e te siamo qui stanotte per puro caso.

– Quindi non ci credi alle stelle, ai moti indeterminati del cosmo che però sanno sempre quello che fanno?

  • Casualità e causalità. Si agisce senza conoscere il futuro, né le proprie azioni o le reazioni. A caso.

– Un teatro, senza prove.

  • Già. Monologhi che si accavallano con il primo pubblico che capita… prima o poi qualcuno, però, si siede e ascolta.

– Ascoltare è stare in silenzio mentre il mondo gira e tu stai a guardare.

  • Ah beh, vedo che mi segui.

– Ovvietà, mister, solo ovvietà. Non sono altro che un’ovvietà. Per fortuna che questo cielo canta, in un modo ovvio che non sappiamo.

  • Ah?

– che queste stelle ci prendono in giro. Cadute da tempo, la velocità della luce, quella roba là. Per loro il futuro è ovvio. È tutto ovvio. Per noi che chiudiamo gli occhi per carpire l’esistenza, sembra un caso fortuito. Un’opportunità. Un colpo di culo, vah.

  • E pensi che le stelle conoscano già i nostri desideri?

– Non so quanto gli freghi.

• Siamo così noiosi?

-So solo che se cadono le stelle, io per me i desideri non li esprimo. Non mi serve. Non voglio più niente. Mi segui?

  • Cazzate. Ogni desiderio che esprimi è comunque legato a te, che tu lo voglia o no: ciò che auguri al mondo è qualcosa che auguri a te. Ti credevi santa, eh?

– Beh… È che ho un paio di problemi di fiducia, soprattutto nell’universo. Ha molta più fantasia di me e questo mi innervosisce. Come si fa?

  • Boh, io mi auguro di non annoiarmi mai. Di sentirmi vivo, attivo, insomma, qualcosa che somigli alla felicità.

– Toh, una stella, l’hai vista? Cadeva in verticale, tutta giù fino al mare.

  • Tre, due, uno. Non me lo dire, che poi non si avvera.

– Che si deve avverare, che siamo solo il passato per un’altra parte del cosmo. Inutile prendersi in giro, il mio e il tuo destino si conosce già.

  • È il credo dei pigri, bella.

– …o degli ansiosi. Succederà tutto come deve succedere. Pensi di poter cambiare le cose con la forza del pensiero? Ma chi ti credi di essere?

  • Beh…una persona che cerca qualcosa. Un’incognita nel tempo. Senza ricerca saremmo già impiccati.

– Chissà se le stelle non ne preghino altre mentre solcano il mare.

  • E tu, chi sei?

– Nessuno, e tutti, nessuno e tutti. Riesci a immaginarlo?

  • Ti vedo, e non mi sembri né nessuno né tutti. Mi sembri te.

– Ho solo paura, paura di perdermi.

  • Sei già perduta, qui, stanotte, con l’orizzonte a fissarti. Sta a te, andare o restare nel buco nero.

– E tu, resterai? Perché alle soglie dell’alba, poi, non resta mai nessuno.

  • Io vado.

– Beh, anche il sole ha il suo perché.

  • È solo un’altra stella.

– È la stella. Solo che ti bruciano gli occhi a guardarla, e te ne vai. Codardo.

  • Nah, è che sta sempre là. Troppo semplice. Tutta quella luce. Scontato.

– Ma se viviamo nell’ovvio, come fanno a noi piacerti le ovvietà.

  • E tu, resti?

– Resto ancora un attimo, a esprimere desideri che non esistono.

  • Quelli che esprimo io, non so se li voglio…cioé, boh, mi segui?

-Poco, ma mi fido. Alla fine, non ci serve niente.

  • Forse… guarda che cielo.

-Mo spunta un gigante e se lo mangia tutto.

  • Oh, io vado.

– D’accordo, pescatore di stelle…divertiti!

• Ciao…se il gigante sputa le stelle, prendine una per me.

© Reiwa

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